A differenza di altri testi di scrittura creativa, nel libro "Scrivere zen" Nathalie Goldberg propone un approccio alla scrittura meno analitico e molto emozionale (da leggere per risollevarsi l'autostima nei periodi di crisi!). Tra gli svariati esercizi, uno che ho trovato particolarmente interessante è basato sulla poesia.
E' noto che uno dei punti su cui un aspirante scrittore deve lavorare è imparare ad essere conciso, senza riempire le pagine di dettagli ma fornendo quelle poche pennellate mirate alla descrizione. La poesia aiuta a sintetizzare, quindi oltre a leggerne molta può essere utile cimentersi in qualche lavoro, come quello proposto a pag. 126.
Esercizio: scegliere tre parole, magari relative a tre oggetti che si hanno sotto gli occhi. Per ciascuno di essi, provare a scrivere una brevissima poesia fatta da tre soli versi.
In cucina, le mie parole sono:
- occhiali
- pentola di terracotta
- vaso
Occhiali
Non riconosco la strada di casa
i lampioni, le finestre e la tua voce.
Ridatemi i miei occhiali, ridatemeli!
Pentola di terracotta
Coperta, bolle attutita davanti alla tv.
Un profumo umido quando apro la porta.
Zuppa. E' inverno.
Vaso
Metto nel vaso l'acqua e la mia emozione
il profumo degrada, la vita si secca
ma le rose dentro di me continuano a fiorire.
lunedì 6 dicembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Mi piacciono così
Al tatto se ne prendo uno è piccolo e ruvido, i bordi frastagliati. Lo passo tra pollice e indice e sento tutte le gobbette bitorzolute. E’ rigido ma se aumento la pressione lo schiaccio, partendo proprio da una gobbetta che si sbriciola.
Lo assaggio. Lo adagio sul palato, lo capovolgo spingendo con la lingua sulla concavità di cui le mie dita e il mio occhi non si erano accorti. Mi gratta il palato con le bollicine croccanti. Se spingo più forte la lingua nella concavità si spezza e le due parti prendono strade diverse: una verso i molari di destra e una verso quelli di sinistra. Provo a prenderne un ciuffetto perché la quantità mi da più soddisfazione. Un ammasso di spigoli ruvidi viene tranciato con uno schianto. Un rumore assordante nel suo piccolo, mi spaventerei se non provenisse da dentro di me. Mangiano anche le orecchie, frantumano a ritmo lento finché il fragore si smorza in un cigolio. E’ a quel punto che la lingua può spingere giù nel tubo tutto il composto.
Il croccante lascia un retrogusto vagamente dolce. Non è il dolce liscio dello zucchero e nemmeno quello persistente del miele, è un dolce meno deciso e più distribuito. Non è il gusto farinoso come quello dei frollini o spugnoso come le fette biscottate. E’ un sapore semplice, ruvido, non lo definirei raffinato. Un sapore "proletario", mi verrebbe da dire.
«Ma perché non li mangi con il latte o con lo yogurt come fanno tutti?»
«Mi piacciono così i corn flakes, mamma, senza niente!»
Questo testo è nato come esercizio di descrizione durante il laboratorio "Quando sarò morto..." presso la biblioteca Villa Amoretti. La scelta era tra descrivere il suono della caffettiera, un gusto oppure un profumo. Tra l'altro sul blog del laboratorio vi suggerisco di leggere anche "L'ultimo trascendente affronto di Clarissa" del mio compagno di corso Fabio: ha trovato un modo originale per descrivere i rumori!
Lo assaggio. Lo adagio sul palato, lo capovolgo spingendo con la lingua sulla concavità di cui le mie dita e il mio occhi non si erano accorti. Mi gratta il palato con le bollicine croccanti. Se spingo più forte la lingua nella concavità si spezza e le due parti prendono strade diverse: una verso i molari di destra e una verso quelli di sinistra. Provo a prenderne un ciuffetto perché la quantità mi da più soddisfazione. Un ammasso di spigoli ruvidi viene tranciato con uno schianto. Un rumore assordante nel suo piccolo, mi spaventerei se non provenisse da dentro di me. Mangiano anche le orecchie, frantumano a ritmo lento finché il fragore si smorza in un cigolio. E’ a quel punto che la lingua può spingere giù nel tubo tutto il composto.
Il croccante lascia un retrogusto vagamente dolce. Non è il dolce liscio dello zucchero e nemmeno quello persistente del miele, è un dolce meno deciso e più distribuito. Non è il gusto farinoso come quello dei frollini o spugnoso come le fette biscottate. E’ un sapore semplice, ruvido, non lo definirei raffinato. Un sapore "proletario", mi verrebbe da dire.
«Ma perché non li mangi con il latte o con lo yogurt come fanno tutti?»
«Mi piacciono così i corn flakes, mamma, senza niente!»
Questo testo è nato come esercizio di descrizione durante il laboratorio "Quando sarò morto..." presso la biblioteca Villa Amoretti. La scelta era tra descrivere il suono della caffettiera, un gusto oppure un profumo. Tra l'altro sul blog del laboratorio vi suggerisco di leggere anche "L'ultimo trascendente affronto di Clarissa" del mio compagno di corso Fabio: ha trovato un modo originale per descrivere i rumori!
mercoledì 24 novembre 2010
Concatenazione
Mio caro padre,
desideravo somigliarti. Volevo i pantaloni, i tuoi, quelli grigi con la piega. Quelli Scomparsi a Loch Ness nella valigia grande. Quelli che indossavi in quei Dieci giorni che sconvolsero il mondo, il nostro piccolo mondo. Quando ancora Il mistero della volpe non ci aveva stregati.
Sai, padre, chiudo gli occhi e la rivedo. Cerco di abbracciarla ma Angelica si ribella, poi mi chiede Dimmi che mi ami. Ma l’unica cosa che le risposi fu Ci incontreremo ancora.
La vedo ancora adesso voltarmi le spalle mentre Il cappotto di astrakan nasconde le lacrime di Un pierrot senza speranza.
Mio caro padre,
so di aver sbagliato. A Colpi di timone e con Una pietra al collo cercai di estorcere le mie prime Confessioni di un italiano. A concludere il lavoro ci pensarono I dodici abati di Challant, Traditori di tutti, mentre l’uomo spirava sussurrando Singapore? Vedrò Singapore?
Avevi ragione tu, padre: Il mondo è una caserma e Per chi suona la campana, Varcare la soglia della speranza è come raggiungere finalmente La spiaggia d’oro, laggiù Dove la terra brucia e Vivido scorre il fiume.
Se mai ti chiederanno Chi è quel ragazzo? Tu non risponderai è mio figlio. Dirai forse L’uomo che uccide. O magari Il campione. Ma quando non ci sarò più, chissà, forse penserai solo ad Un tale chiamato Richard.
Desideravo somigliarti.
Tu potrai dire Vissi d’amore.
Io, e molti di noi no.
Anche se Speravamo di più.
Dato un esercizio sul tema "libri" ho pensato di cimentarmi nel tentativo di costruire una storia "fatta" proprio da libri. I titoli che ho utilizzato sono tra quelli disponibili negli scaffali "Lib(e)ro Libro" presso la Cascina Roccafranca, in via Rubino 45 Torino. Si tratta di una spazio in cui è possible scambiare libri, oppure prenderne uno dopo averne lasciato un altro. In questa struttura, allo Spazio Donne, ho frequentato un breve laboratorio di scrittura creativa tenuto da Elena Romanello.
Mio caro padre (M.Romana De Gasperi)
Il mondo è una caserma (Mort Walker)
Per chi suona la campana (Ernest Hemingway)
Varcare la soglia della speranza (Papa Giovanni Paolo II)
La spiaggia d’oro (Raffaello Brignetti)
Dove la terra brucia (Francesco Rosso)
Vivido scorre il fiume (Taylor Caldwell)
Angelica si ribella (Anne e Serge Golon)
Dimmi che mi ami (Johanna Lindsey)
Ci incontreremo ancora (Mary Higgins Clark)
Colpi di timone (Gilberto Govi)
Una pietra al collo (Roberto Bosio)
Le confessioni di un italiano (Ippolito Nievo)
Il cappotto di astrakan (Piero Chiara)
Un pierrot senza speranza (Marcello De Santis)
I dodici abati di Challant (Laura Mancinelli)
Traditori di tutti (Giorgio Scerbanenco)
I sette pazzi (Roberto Arlt)
Dieci giorni che sconvolsero il mondo (John Reed)
I cento figli del drago (Robert Olen Butler)
Volevo i pantaloni (Lara Cardella)
Scomparsi a Loch Ness (J. B. Livingstone)
Speravamo di più (Pietro Spirito)
Vissi d’amore (Paola Capriolo)
Chi è quel ragazzo? (Nicole De Buron)
Il campione (Mal Pee)
Tyrant il distruttore (Stephani Danelle Perry)
L'uomo che uccide (Stephen Leather)
Un tale chiamato Richard (Richard Berdin)
Vedrò Singapore? (Piero Chiara)
Il mistero della volpe (Giuseppe I. Marchese)
desideravo somigliarti. Volevo i pantaloni, i tuoi, quelli grigi con la piega. Quelli Scomparsi a Loch Ness nella valigia grande. Quelli che indossavi in quei Dieci giorni che sconvolsero il mondo, il nostro piccolo mondo. Quando ancora Il mistero della volpe non ci aveva stregati.
Sai, padre, chiudo gli occhi e la rivedo. Cerco di abbracciarla ma Angelica si ribella, poi mi chiede Dimmi che mi ami. Ma l’unica cosa che le risposi fu Ci incontreremo ancora.
La vedo ancora adesso voltarmi le spalle mentre Il cappotto di astrakan nasconde le lacrime di Un pierrot senza speranza.
Mio caro padre,
so di aver sbagliato. A Colpi di timone e con Una pietra al collo cercai di estorcere le mie prime Confessioni di un italiano. A concludere il lavoro ci pensarono I dodici abati di Challant, Traditori di tutti, mentre l’uomo spirava sussurrando Singapore? Vedrò Singapore?
Avevi ragione tu, padre: Il mondo è una caserma e Per chi suona la campana, Varcare la soglia della speranza è come raggiungere finalmente La spiaggia d’oro, laggiù Dove la terra brucia e Vivido scorre il fiume.
Se mai ti chiederanno Chi è quel ragazzo? Tu non risponderai è mio figlio. Dirai forse L’uomo che uccide. O magari Il campione. Ma quando non ci sarò più, chissà, forse penserai solo ad Un tale chiamato Richard.
Desideravo somigliarti.
Tu potrai dire Vissi d’amore.
Io, e molti di noi no.
Anche se Speravamo di più.
Dato un esercizio sul tema "libri" ho pensato di cimentarmi nel tentativo di costruire una storia "fatta" proprio da libri. I titoli che ho utilizzato sono tra quelli disponibili negli scaffali "Lib(e)ro Libro" presso la Cascina Roccafranca, in via Rubino 45 Torino. Si tratta di una spazio in cui è possible scambiare libri, oppure prenderne uno dopo averne lasciato un altro. In questa struttura, allo Spazio Donne, ho frequentato un breve laboratorio di scrittura creativa tenuto da Elena Romanello.
Mio caro padre (M.Romana De Gasperi)
Il mondo è una caserma (Mort Walker)
Per chi suona la campana (Ernest Hemingway)
Varcare la soglia della speranza (Papa Giovanni Paolo II)
La spiaggia d’oro (Raffaello Brignetti)
Dove la terra brucia (Francesco Rosso)
Vivido scorre il fiume (Taylor Caldwell)
Angelica si ribella (Anne e Serge Golon)
Dimmi che mi ami (Johanna Lindsey)
Ci incontreremo ancora (Mary Higgins Clark)
Colpi di timone (Gilberto Govi)
Una pietra al collo (Roberto Bosio)
Le confessioni di un italiano (Ippolito Nievo)
Il cappotto di astrakan (Piero Chiara)
Un pierrot senza speranza (Marcello De Santis)
I dodici abati di Challant (Laura Mancinelli)
Traditori di tutti (Giorgio Scerbanenco)
I sette pazzi (Roberto Arlt)
Dieci giorni che sconvolsero il mondo (John Reed)
I cento figli del drago (Robert Olen Butler)
Volevo i pantaloni (Lara Cardella)
Scomparsi a Loch Ness (J. B. Livingstone)
Speravamo di più (Pietro Spirito)
Vissi d’amore (Paola Capriolo)
Chi è quel ragazzo? (Nicole De Buron)
Il campione (Mal Pee)
Tyrant il distruttore (Stephani Danelle Perry)
L'uomo che uccide (Stephen Leather)
Un tale chiamato Richard (Richard Berdin)
Vedrò Singapore? (Piero Chiara)
Il mistero della volpe (Giuseppe I. Marchese)
giovedì 18 novembre 2010
Giocando con lo stile
Al laboratorio "Quando sarò morto..." Vito ci ha proposto gli "esercizi di stile", un classico sempre molto intrigante. Avevo già fatto lavori simili lo scorso settembre, ad un seminario condotto da Maria Marullo. E' in quell'occasione che ho fatto la conoscenza del testo "Esercizi di stile" dell'autore francese Raymond Queneau: una raccolta di vere e proprie variazioni sul tema a partire da una storia breve e alquanto banale (tra l'altro in italiano il libro è stato pubblicato nel 1983 da Einaudi con la traduzione di Umberto Eco, che ha apportato anche alcune aggiunte molto divertenti).
Questo di rivedere un testo alla luce di diversi stili è un esercizio che mi diverte tantissimo!
Ho quindi rielaborato il mio incipit, che era:
Quando sarò morto, sarà tutto più facile. Appena avrò addosso il vestito, quello scelto da me, nessuno si accorgerà che ho paura. Appena sarò scheletro bianco nella notte, nessuno vedrà che tremo. Gli darò il sacchetto con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?" Sarò coperto dal mantello, sarà tutto più facile. E finalmente lo bacerò.
Retrogrado
Lo bacerò finalmente. Sarà tutto più facile perché sarò coperto dal mantello. Prima gli avrò dato il sacchetto con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?” ed avrò camminato come scheletro bianco nella notte. Nessuno avrà visto che tremo. Nessuno si sarà accorto che ho paura. Il vestito che avevo scelto sarà pronto, addosso a me.
Sarà tutto più facile, quando sarò morto.
Sogno
L’atmosfera era cupa, ed io ero morto stecchito. Il primo pensiero fu "ora sarà tutto più facile". Il vestito che avevo addosso era quello scelto da me, proprio pochi giorni prima. Camminavo scalzo sulla sabbia, anche se ero in città. Nessuno si era accorto che avevo paura, vagavo nella nebbia come scheletro bianco. Era notte: mi passò davanti un trattore, che perse una cassetta di fragole: le schiacciavo con i piedi nudi. Nessuno aveva visto che tremavo.
Poi c’era lui. Gli diedi il sacchetto gigante con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?". Ero coperto da un mantello scuro ma si intravedeva che sotto avevo la camicia gialla a pois. Era davvero tutto più facile: finalmente lo baciai.
Fu a questo punto mi svegliai di colpo, tutto sudato. Non avevo sentito la sveglia!
Negatività
Quando non sarò più vivo, non sarà tutto così difficile. Appena non sarò nudo, appena avrò addosso il vestito, non quello scelto da altri ma quello scelto da me, nessuno si accorgerà che non sono tranquillo, nemmeno sereno, neppure rilassato ma che ho paura. Appena sarò né zombie o fantasma, né stregone ma scheletro bianco nella notte, nessuno vedrà che le mie mani non sono sicure e nemmeno decise, anzi stanno tremando. Gli darò il sacchetto non con i biscotti o le patatine, ma con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?". Sarò coperto non dal cappotto né da un impermeabile, neppure da un poncho, bensì da un mantello. Allora non sarà tutto così difficile. E finalmente non gli parlerò, nemmeno lo abbraccerò. Lo bacerò e basta.
Dunque, cioè
Dunque, cioè, quando ero morto, era tutto più facile. Cioè, appena avevo addosso il vestito, cioè intendo quello che avevo scelto io, dunque nessuno si era accorto che avevo paura. Cioè, appena ero scheletro bianco nella notte, cioè nessuno aveva visto che tremavo. Cioè gli avevo dato il sacchetto con le caramelle, "Dolcetto o scherzetto?" dunque cioè ero coperto dal mantello, e cioè davvero era tutto più facile. Dunque,cioè, insomma... alla fine l’ho baciato.
Ampolloso
Quando il fato avrà deciso di porre fine alla mia terrena esistenza, ogni cosa mi parrà più agevole. Non appena porterò indosso la veste da me prediletta, nessuno potrà scorgere lo sgomento che mi abita le viscere e l’inquietudine che mi possiede l’anima. Nel momento in cui prenderò sembianze di scheletro candido nelle tenebre del crepuscolo, nessuno ravviserà i sussulti delle mie mani. Sarà allora che gli porgerò con amabile grazia la busta degli zuccherosi dolciumi "Pasticcino o burla?". La cappa scura celerà la mia figura, ogni cosa sarà privata delle proprie peculiari difficoltà. E finalmente appoggerò le mie labbra alle sue e potrò godere della linfa vitale che egli emana.
Questo di rivedere un testo alla luce di diversi stili è un esercizio che mi diverte tantissimo!
Ho quindi rielaborato il mio incipit, che era:
Quando sarò morto, sarà tutto più facile. Appena avrò addosso il vestito, quello scelto da me, nessuno si accorgerà che ho paura. Appena sarò scheletro bianco nella notte, nessuno vedrà che tremo. Gli darò il sacchetto con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?" Sarò coperto dal mantello, sarà tutto più facile. E finalmente lo bacerò.
Retrogrado
Lo bacerò finalmente. Sarà tutto più facile perché sarò coperto dal mantello. Prima gli avrò dato il sacchetto con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?” ed avrò camminato come scheletro bianco nella notte. Nessuno avrà visto che tremo. Nessuno si sarà accorto che ho paura. Il vestito che avevo scelto sarà pronto, addosso a me.
Sarà tutto più facile, quando sarò morto.
Sogno
L’atmosfera era cupa, ed io ero morto stecchito. Il primo pensiero fu "ora sarà tutto più facile". Il vestito che avevo addosso era quello scelto da me, proprio pochi giorni prima. Camminavo scalzo sulla sabbia, anche se ero in città. Nessuno si era accorto che avevo paura, vagavo nella nebbia come scheletro bianco. Era notte: mi passò davanti un trattore, che perse una cassetta di fragole: le schiacciavo con i piedi nudi. Nessuno aveva visto che tremavo.
Poi c’era lui. Gli diedi il sacchetto gigante con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?". Ero coperto da un mantello scuro ma si intravedeva che sotto avevo la camicia gialla a pois. Era davvero tutto più facile: finalmente lo baciai.
Fu a questo punto mi svegliai di colpo, tutto sudato. Non avevo sentito la sveglia!
Negatività
Quando non sarò più vivo, non sarà tutto così difficile. Appena non sarò nudo, appena avrò addosso il vestito, non quello scelto da altri ma quello scelto da me, nessuno si accorgerà che non sono tranquillo, nemmeno sereno, neppure rilassato ma che ho paura. Appena sarò né zombie o fantasma, né stregone ma scheletro bianco nella notte, nessuno vedrà che le mie mani non sono sicure e nemmeno decise, anzi stanno tremando. Gli darò il sacchetto non con i biscotti o le patatine, ma con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?". Sarò coperto non dal cappotto né da un impermeabile, neppure da un poncho, bensì da un mantello. Allora non sarà tutto così difficile. E finalmente non gli parlerò, nemmeno lo abbraccerò. Lo bacerò e basta.
Dunque, cioè
Dunque, cioè, quando ero morto, era tutto più facile. Cioè, appena avevo addosso il vestito, cioè intendo quello che avevo scelto io, dunque nessuno si era accorto che avevo paura. Cioè, appena ero scheletro bianco nella notte, cioè nessuno aveva visto che tremavo. Cioè gli avevo dato il sacchetto con le caramelle, "Dolcetto o scherzetto?" dunque cioè ero coperto dal mantello, e cioè davvero era tutto più facile. Dunque,cioè, insomma... alla fine l’ho baciato.
Ampolloso
Quando il fato avrà deciso di porre fine alla mia terrena esistenza, ogni cosa mi parrà più agevole. Non appena porterò indosso la veste da me prediletta, nessuno potrà scorgere lo sgomento che mi abita le viscere e l’inquietudine che mi possiede l’anima. Nel momento in cui prenderò sembianze di scheletro candido nelle tenebre del crepuscolo, nessuno ravviserà i sussulti delle mie mani. Sarà allora che gli porgerò con amabile grazia la busta degli zuccherosi dolciumi "Pasticcino o burla?". La cappa scura celerà la mia figura, ogni cosa sarà privata delle proprie peculiari difficoltà. E finalmente appoggerò le mie labbra alle sue e potrò godere della linfa vitale che egli emana.
domenica 14 novembre 2010
Quando sarò morto...
Quando sarò morto, sarà tutto più facile. Appena avrò addosso il vestito, quello scelto da me, nessuno si accorgerà che ho paura. Appena sarò scheletro bianco nella notte, nessuno vedrà che tremo. Gli darò il sacchetto con le caramelle "Dolcetto o scherzetto?". Sarò coperto dal mantello, sarà tutto più facile. E finalmente lo bacerò.
Il 30 ottobre scorso ho iniziato a frequentare il laboratorio di scrittura "Quando sarò morto, sarà tutto più facile" presso la Biblioteca civica Villa Amoretti. Sono stata ammessa nonostante avessi superato di due anni i limiti d'età (il laboratorio è rivolto ai "giovani"...) e ne sono contenta perchè si sta rivelando un momento di confronto ricco di spunti. Il conduttore è Vito Ferro, dell'associazione culturale Ombre.
Primo esercizio: scrivere un breve incipit che inizi con la frase che dà il titolo al laboratorio. Interessante notare come, partendo tutti dalle stesse parole, ognuno abbia sviluppato storie completamente diverse, chi con un linguaggio più intimista, chi con uno stile più schietto e chi invece ispirandosi al racconto fantastico.
Il mio testo è quello riportato sopra. Prossimamente lavoreremo sui nostri incipit e proveremo a trasformarli in una storia. Pronti? Via!!!
Il 30 ottobre scorso ho iniziato a frequentare il laboratorio di scrittura "Quando sarò morto, sarà tutto più facile" presso la Biblioteca civica Villa Amoretti. Sono stata ammessa nonostante avessi superato di due anni i limiti d'età (il laboratorio è rivolto ai "giovani"...) e ne sono contenta perchè si sta rivelando un momento di confronto ricco di spunti. Il conduttore è Vito Ferro, dell'associazione culturale Ombre.
Primo esercizio: scrivere un breve incipit che inizi con la frase che dà il titolo al laboratorio. Interessante notare come, partendo tutti dalle stesse parole, ognuno abbia sviluppato storie completamente diverse, chi con un linguaggio più intimista, chi con uno stile più schietto e chi invece ispirandosi al racconto fantastico.
Il mio testo è quello riportato sopra. Prossimamente lavoreremo sui nostri incipit e proveremo a trasformarli in una storia. Pronti? Via!!!
Fuori dal quaderno
Da poco più di due anni mi sono riavvicinata alla scrittura, frequentando gruppi di lettura, brevi seminari di scrittura creativa e laboratori. Ho raccolto molti spunti, ho rimuginato a lungo, ho metabolizzato e naturalmente ho scritto. Ho scoperto autori per me nuovi e ho imparato ad essere più attenta ai dettagli, a notare la scelta delle parole e interrogarmi sul perché delle costruzioni narrative.
Mi diverto molto a rileggere sotto una nuova luce ciò che avevo letto in passato. Trovo anche molto stimolante svolgere gli esercizi proposti nei laboratori, mi piace giocare con le parole e sperimentare un po' di tutto. D'altronde posso permettermelo, non sono una scrittrice di professione, non ho un editore che fa pressioni, non ho lettori con delle aspettative ben precise che potrebbero rimanere delusi. Allora perché non approfittarne per divertirmi?
Questo spazio nasce appunto per far uscire gli esercizi dal mio quaderno ad anelli e condividerli con chi avrà la curiosità di sbirciare tra i post.
Visto che diversi manuali di scrittura americani portano il titolo "On Writing" (forse il più famoso è di Stephen King, ma ne scrisse uno anche F. Scott Fitzgerald), questa accozzaglia maccheronica sarà il mio "On scriving".
D'altronde metterci un po' di inglese è very cool, no?
Mi diverto molto a rileggere sotto una nuova luce ciò che avevo letto in passato. Trovo anche molto stimolante svolgere gli esercizi proposti nei laboratori, mi piace giocare con le parole e sperimentare un po' di tutto. D'altronde posso permettermelo, non sono una scrittrice di professione, non ho un editore che fa pressioni, non ho lettori con delle aspettative ben precise che potrebbero rimanere delusi. Allora perché non approfittarne per divertirmi?
Questo spazio nasce appunto per far uscire gli esercizi dal mio quaderno ad anelli e condividerli con chi avrà la curiosità di sbirciare tra i post.
Visto che diversi manuali di scrittura americani portano il titolo "On Writing" (forse il più famoso è di Stephen King, ma ne scrisse uno anche F. Scott Fitzgerald), questa accozzaglia maccheronica sarà il mio "On scriving".
D'altronde metterci un po' di inglese è very cool, no?
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